Previdenza complementare – Bilancio di un flop e criticità del sistema

Scarso appeal del secondo pilastro – analisi e proposte dei Consulenti del lavoro per il rilancio delle adesioni – di Tommaso Siracusano

"Introduzione della reversibilità, accordi tra i gestori dei fondi e percorsi scolatici di formazione dei giovani, sono alcune delle azioni da intraprendere "
di Tommaso Siracusano 

Eccessiva rigidità del sistema, in particolar modo legata alla irreversibilità della scelta, cultura previdenziale quasi assente e bassi rendimenti.  Sono questi i motivi principali del mancato decollo del secondo pilastro.

L'accelerazione voluta dal precedente governo, che ne ha anticipato di un anno l'entrata in vigore (dal 2008 al 2007),  a distanza di poco più di un anno non ha sortito gli effetti sperati.
A peggiorare la situazione ha contribuito la contemporanea istituzione del fondo di tesoreria gestito dall'INPS e destinato a raccogliere il TFR dei dipendenti delle aziende con più di 50 dipendenti.
Ciò ha creato confusione nei lavoratori, i quali sviati anche dalla denominazione del nuovo istituto, non hanno ben capito che fine avrebbe fatto il loro TFR.  
Non si tratta, infatti, di un fondo di previdenza, ma solo di una misura, a modo di vedere di chi scrive, poco opportuna oltre che intempestiva, volta a raccogliere fondi da destinare alla realizzazione di infrastrutture.
Si è voluta forzare la mano, costringendo i lavoratori ad operare una “non scelta”, senza aver compiuto prima, quel processo culturale che avrebbe consentito agli stessi di maturare i necessari convincimenti affinché cominciassero a costruirsi una seconda, quanto indispensabile, pensione.
 
Obiettivi dichiarati della riforma
Rendere il lavoratore parte attiva nella costituzione di una seconda pensione, o pensione integrativa, da aggiungere a quella di base obbligatoria posta a carico degli enti di previdenza (Inps, Inpdap, Ipsema, e Casse dei professionisti), per colmare il gap fra il reddito conseguito in costanza di attività lavorativa e quello derivante da pensione.
 
Campagna informativa attuata
A poco è servita la campagna informativa fatta nel breve volgere di qualche mese, nonostante il gravoso impegno dei Consulenti del Lavoro i quali sono stati attori primari dell’informazione, mettendo in atto innumerevoli iniziative (opuscoli, libri, campagne nelle piazze, consulenze presso i propri studi, ecc.). È difficile però, a prescindere da capacità e competenze di ognuno, far maturare una coscienza previdenziale in così poco tempo.
Le spiegazioni, la divulgazione e le consulenze possono, infatti, chiarire concetti e norme che fanno già parte della cultura dei singoli, non crearla. Cultura che va costruita negli anni, partendo dalla fase dell'istruzione scolastica.
In questo senso i Consulenti del Lavoro si sono proposti quale soggetto attivo già durante i lavori del VI congresso di categoria del novembre 2007.
La conseguenza di quanto sopra: la maggioranza dei lavoratori, operanti nel settore privato (il settore pubblico è escluso infatti dal campo di applicazione della norma), ha scelto di mantenere il Tfr in azienda. Ed a conti fatti è stata una scelta oculata. In media si apprende infatti che; mentre i fondi hanno perso l'1,9 per cento il TFR ha reso il 3,6 per cento. 
 
Quali contromisure?
Non possiamo che concordare con quanto pensa il Ministro del Lavoro Maurizio Sacconi che immagina l’introduzione di una qualche forma di reversibilità, rispetto alla scelta iniziale, almeno per quanto concerne i flussi futuri di TFR. Ciò consentirebbe una più serena scelta da parte di coloro che, pur essendone convinti, non hanno compiuto il passo solo per timore di non poter tornare indietro. In effetti bisogna ricordare che in taluni casi, ben precisi e con vincoli stringenti, il riscatto del capitale era già possibile.
Ma aggiungiamo che ciò che è importante e che lo si possa fare liberamente, in qualsiasi momento ed a costo zero.
Altro argomento dibattuto anche se di minore rilievo, è la libera portabilità del contributo aziendale fra i vari prodotti previdenziali. Ciò consentirebbe al lavoratore, pur rispettando le necessarie regole operative, di governare, secondo le sue esigenze, la scelta previdenziale.
Una più massiccia adesione ai fondi, consentirebbe inoltre una riduzione dei costi ed una migliore gestione degli stessi.
Se a ciò si aggiungesse lo sviluppo di accordi tra i gestori dei fondi - negoziali, assicurazioni, banche e società di gestione del risparmio – tesi a razionalizzare ed uniformare la commercializzazione  dei  prodotti, gli stessi potrebbero raggiungere una ben più vasta platea di lavoratori. In particolar modo rivolgendosi ai lavoratori alle dipendenze delle aziende più piccole, soprattutto commerciali ed artigiane, nelle quali minore è stata l'adesione. Se oltre a ciò si arrivasse anche ad accorpare i fondi, si creerebbero i presupposti per realizzare economie di scala i cui vantaggi ricadrebbero a cascata su tutti i lavoratori. 
Non guasterebbe nemmeno il potenziamento delle leve fiscali, in aggiunta a quelle già esistenti che, unitamente alle agevolazioni per le aziende, sarebbero il nuovo propellente indispensabile per far marciare meglio la macchina della previdenza.
La finanziaria per il 2009 potrebbe essere il contenitore normativo di  nuove proposte per l'immediato, che non potrà prescindere da un più organico intervento da posizionare all’interno dei grandi cambiamenti che si stanno operando nel mondo della scuola.
Occorre che vengano previsti percorsi scolastici adeguati per far crescere il back ground culturale necessario alle nuove generazioni affinché si facciano parte attiva nella costruzione del proprio futuro, passando da un sistema sostanzialmente assistenzialistico ad uno ben più moderno e in grado di fornire risposte adeguate ai mutati scenari demografici e culturali.  


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