I costi del P.O.S. non possono ricadere sui professionisti

di Tommaso Siracusano 

Consulente del Lavoro in Messina 

Torna alla ribalta la questione del P.O.S. negli studi professionali senza che sia ancora definita la sanzione applicabile in caso di mancata accettazione della transazione con moneta elettronica e delle commissioni applicate dal sistema bancario.

Nello schema di decreto legislativo atto n. 458 recante recepimento della direttiva 2015/2366 relativa ai servizi di pagamento nel mercato interno, che modifica le direttive 2002/65/CE, 2009/110/CE e 2013/36/UE e il regolamento (UE) n. 1093/2010, e abroga la direttiva 2007/64/CE, nonché adeguamento delle disposizioni interne al regolamento (UE) n. 751/2015 relativo alle commissioni interbancarie sulle operazioni di pagamento basate su carta, trasmesso al parlamento il 15/09/2017 dopo l’esame del governo, in carenza della previsione di una sanzione specifica, potrebbe essere inserito un richiamo all’art. 693 del codice penale secondo cui “chiunque rifiuta di ricevere, per il loro valore, monete aventi corso legale nello Stato, è punito con la sanzione amministrativa fino a 30 euro”.

Va detto che il Point of Sale, meglio conosciuto come POS, è certamente solo uno dei mezzi di pagamento elettronici il cui sempre più massiccio utilizzo è parte imprescindibile dell’evoluzione dei mercati.

I Consulenti del Lavoro in linea di principio sono certamente favorevoli all’utilizzo di tutti gli strumenti che garantiscono legalità, tracciabilità e trasparenza nelle transazioni finanziarie, anche e soprattutto quando queste ineriscono le proprie competenze professionali.

Quello che non è accettabile è che i nuovi costi, che derivano dalla gestione di questo obbligo, ricadano sul professionista mentre i vantaggi vadano a favore del sistema bancario.

In questi termini interviene finalmente lo schema di decreto in commento che, con molto ritardo, ndr (avrebbe dovuto essere emanato entro il 1º febbraio 2016, un decreto del Ministero dell’economia e delle finanze, di concerto col Ministero dello sviluppo economico, sentita la Banca d’Italia che assicurasse la corretta e integrale applicazione del regolamento (UE) n. 751/2015 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2015) rimodula le commissioni riducendole allo 0,3% sulle carte di credito e 0,2% su quelle di debito (ad esempio il bancomat) ed indica genericamente una percentuale inferiore per i pagamenti fino a 5 euro.

Viene così calmierato il mercato ma i costi restano a carico dei professionisti.

Va ricordato che già dal 1° gennaio 2016 non vi sono più limiti minimi per accettare, da parte di coloro che effettuano vendita di prodotti o prestazioni di servizi, anche professionali, pagamenti effettuati attraverso carte di debito o di credito.

Fino ad ora l’unico caso in cui era possibile rifiutare la transazione, non l’installazione a parere di chi scrive, era la dimostrazione di una “oggettiva impossibilità tecnica” sancita dal comma 4 dell’articolo 15 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179 come modificato dalla legge n.208/2015.

Va detto che tale concetto di “oggettiva impossibilità tecnica” non è stato mai definito e pertanto resta tutto da dimostrare, ovviamente con onere a carico del professionista, potendolo di fatto assimilare ad esempio al mancato funzionamento del registratore di cassa, nel qual caso va usato un registro manuale apposito o alla chiusura dello studio che, non consentendo l’invio del modello UNILAV nell’ambito delle Comunicazioni Obbligatorie d’instaurazione, modificazione e cessazione dei rapporti di lavoro, rende obbligatorio l’uso di uno strumento cartaceo quale il modello UNIURG da inviare a mezzo fax.

In sostanza, dopo un anno e mezzo circa non si ha ancora una chiara definizione dei costi di gestione lasciati al libero mercato e delle sanzioni legate all’uso del POS.

L’ideale sarebbe renderne l’uso gratuito, in considerazione del fatto che la contropartita di una chiara e trasparente gestione delle movimentazioni finanziarie, non può certo essere costituita dalle commissioni di utilizzo, appannaggio peraltro solo del sistema bancario, bensì dal perseguimento di una maggiore educazione fiscale, con il conseguente pagamento delle imposte da parte di tutti e, come tale, a parere di chi scrive,  il costo dovrebbe rimanere a carico dello Stato.

 

 

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